Le ferite dei boschi dopo la tempesta: a rischio ecosistema e turismo, la montagna non è più la stessa

Alberi a terra, animali morti o in fuga, sentieri cancellati. La tempesta che a fine ottobre ha colpito i boschi del Veneto, del Trentino e del Friuli ha lasciato delle ferite che si rimargineranno del tutto solo tra decine di anni. In Veneto sono caduti tra i 300 e i 400mila metri cubi di alberi, mentre la Coldiretti stima che nelle tre regioni colpite siano 14 milioni quelli caduti in totale. Un disastro che ha ridisegnato il paesaggio montano e si ripercuote su tutto l'ecosistema, mettendo a rischio soprattutto la biodervisità dell'aera alpina.
 
Sotto i tronchi sono morti migliaia di animali, specialmente cervi, mentre i sopravvissuti sono fuggiti per lo spavento e in cerca di cibo. A pagare le conseguenze dell'ira della natura sarà anche l'uomo: il timore principale è quello della svendita del legno e della perdita di posti di lavoro in una filiera, quella della lavorazione del legno, che da decenni dà lavoro a buona parte della popolazione locale
 
(a cura di Valentina Ruggiu)

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