Sacerdozio e celibato, l'ex prete che ha lasciato la tonaca per amore: "Il matrimonio è un diritto"

"Impedire di sposarsi vuol dire impedire di essere uomini. Mi piaceva dire messa e il rapporto coi fedeli. Ho tanti rimpianti, ma era più forte la voglia di stare con la donna di cui mi sono innamorato". Lorenzo Maestri, oggi pensionato di 87 anni che vive a Luino (Varese), è uno di quei sacerdoti che in Italia hanno deciso di abbandonare il clero per potersi sposare.

Ottenuto il sacerdozio nel 1956, a metà degli anni Settanta lasciò la tonaca per sposare una parrocchiana. "Da sempre ero critico con la Chiesa per la legge del celibato perché - spiega - sposarsi fa parte del disegno della creazione divina e deve essere un diritto di tutti". Di simpatie socialiste - ha una riproduzione del Quarto Stato in casa - Maestri vede nel celibato solo un modo per controllare i sacerdoti: "Se si vuole punire un prete e spostarlo - dice - è più complicato se ha moglie e figli". Tutt'oggi credente (non praticante) ed estimatore di papa Bergoglio vede, pur con un certo pessimismo, uno spiraglio all'orizzonte per la fine del celibato sacerdotale: "Anche Francesco deve restare in certi binari ma è un uomo aperto e possiamo avere qualche speranza"

di Andrea Lattanzi

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