A Foggia il datterino è antimafia: la salsa di pomodoro nasce nella tenuta confiscata al boss

E’ partito da pochi giorni il laboratorio di lavorazione e trasformazione del pomodoro datterino, rosso e giallo, all’interno di un bene sottratto alla mafia Cerignolana. E’ il progetto dal titolo 'Ciascuno  cresce solo se sognato', sostenuto dalla "Fondazione con il Sud", e promosso dalla cooperativa sociale Pietra di Scarto che da dieci anni gestisce il bene confiscato a Rosario Giordano, affiliato al clan Piarulli-Ferraro di Cerignola e già condannato per associazione di stampo mafioso traffico internazionale di stupefacenti. "Abbiamo voluto dare un segnale forte al territorio per cui un bene confiscato passa dall'essere simbolo all'essere anche luogo di economia, di inclusione,  di lavoro e di opportunità" - racconta Pietro Fragasso presidente della cooperativa. Il laboratorio prevede il reinserimento  lavorativo di persone in situazioni di fragilità. "La raccolta - aggiunge Fragasso - avviene impiegando  ragazzi che provengono da percorsi di giustizia e migranti che vivono ormai stabilmente nel nostro territorio. La coltivazione avviene sul nostro campo di quasi 5 ettari complessivi. Poi il prodotto viene trasferito in laboratorio. Qui viene lavorato  da due ragazzi senegalesi e una ragazza ghanese che si occupano dell'intera trasformazione del pomodoro sia in passata che in prodotto naturale. Chiudiamo il cerchio - conclude Fragasso - con la commercializzazione del prodotto sul nostro sito "pietradiscarto.it" o con la prenotazione della passata su "pomovero.it"
 
di Tatiana Bellizzi

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